Ortodonzia e diabete : Il valore ematico della glicemia è fondamentale per decidere “se” e “come” trattare un
Paziente diabetico.

 

Il diabete comprende un insieme di disturbi metabolici caratterizzati da eziopatogenesi, complicanze e sintomatologie completamente diverse tra loro, fatta eccezione per una persistente instabilità glicemica (da iper a ipo) e per una accentuata poliuria.

 

L’OMS ha classificato i vari tipi di diabete secondo la seguente tabella:

 

DIABETE

 

Mellito – Insipido

 

Tipo 1   –  Tipo 2

 

L’ulteriore classificazione non è di interesse odontoiatrico e pertanto non verrà presa in considerazione in questa sede.

 

Per comprendere ed affrontare il diabete a livello odontoiatrico esaminiamo i singoli step:

 

Eziologia

 

Il diabete tipo 1 ha un’eziologia multifattoriale (genetica, ambiente, immunologia). Questi fattori comportano una riduzione delle cellule Beta mediante distruzione delle stesse. Quando la riduzione supera l’80% si instaura la condizione di “diabete mellito di tipo 1”.

 

Il diabete tipo 2 ha un’eziologia soprattutto di tipo genetica. L’alterazione di più geni comporta una alterata produzione di insulina e un metabolismo del glucosio non corretto.

 

Altri fattori esterni sono l’obesità, l’inattività fisica e l’età. Quest’ultima, aumentando, riduce la produzione di testosterone, che rappresenta l’antagonista del cortisolo, un’ormone diabetizzante.

 

Patologie correlate

 

Ipofunzionalità degli organi

 

Il glucosio in eccesso si lega all’emoglobina riducendo la quantità di ossigeno che l’emoglobina stessa è in grado di trasportare in condizioni normali. Ne segue una ipo-ossigenazione degli organi con conseguente ipofunzionalità e, in caso di patologia, una difficoltà maggiore di guarigione.

 

Microangiopatia Le pareti dei capillari si inspessiscono a causa della elevata concentrazione degli zuccheri nel sangue. Tale inspessimento determina alterazioni della permeabilità e della elasticità. Ne segue un alterato flusso ematico e i globuli bianchi subiscono un duplice effetto: riduzione del movimento (con conseguente ritardo da parte dei globuli stessi a raggiungere il sito infiammatorio) e alterazione dei recettori (riducendone l’attività immunitaria).

 

Si deduce quindi che una rallentata e meno efficace azione immunitaria comporta una facilità di infezione maggiore, anche in virtù del fatto che gli zuccheri rappresentano un terreno di coltura più ricco per la flora batterica.

 

E’ a questo punto che possiamo mettere in relazione il diabete con alcune delle patologie del cavo orale.

 

1) Il malfunzionamento delle sistema immunitario da parte dei globuli bianchi favorisce l’insorgenza di patologie a carico delle mucose e della lingua (candidosi, lichen planus).

 

2) L’alterata permeabilità dei piccoli vasi comporta infatti una “fuoriuscita” eccessiva degli zuccheri dal fluido gengivale, facilitando così laproliferazionebatterica.

 

3)L’iperglicemia comporta anche la riduzione del flusso salivare; come ben sappiamo, la saliva è una soluzione basica e come tale ha il compito di ridurre il pH acido causato dal cibo e, di conseguenza, di ridurre l’attività dei batteri cariogeni. Una sua riduzione quindi rende il paziente diabetico ragionevolmente più cariocettivo.

 

L’associazione dei punti 2 e 3 portano ad un danneggiamento progressivo dei tessuti parodontali (osso alveolare, gengiva, legamenti parodontali, cemento).

 

In particolare l’osso subisce una retrazione orizzontale diffusa; la gengiva, aderente all’osso, subisce la medesima retrazione, oltre ad un assottigliamento e ad uno stato di flogosi diffuso (dolenzia, sanguinamento); i legamenti parodontali, che tengono ben saldo il dente all’interno dell’alveolo, divengono lassi.

 

La conseguenza è una mobilità dentale progressiva ed irreversibile che termina inevitabilmente con la perdita degli elementi dentari stessi.

 

Un dato rilevante che mette in relazione il diabete con la malattia parodontale è la percentuale di associazione tra le due patologie.

 

Un paziente non diabetico ha il 9% di probabilità di manifestare la malattia parodontale mentre un paziente diabetico presenta il 17% di probabilità (circa il doppio).

 

Come impedire questo tragico epilogo?

 

Fondamentale, come sempre, è l’anamnesi del Paziente.

 

Il valore ematico della glicemia è fondamentale per decidere “se” e “come” trattare un Paziente diabetico.

 

Se il valore ematico della glicemia è superiore a 150 mg/dl il diabete viene definito “scompensato”. Ciò significa che il Paziente NON rispetta la dieta alimentare, né assume le terapie farmacologiche prescritte dal diabetologo.

 

RISCHI

 

Ne segue che, in primis per la sicurezza del Paziente ed in secundis per evitare di incorrere in atti giudiziari, qualunque atto chirurgico odontoiatrico (estrazioni, impianti, lembi gengivali, rimozione di cisti, rimodellamenti ossei ecc…) dovrebbe essere effettuato in strutture decisamente più organizzate (ospedali, cliniche) di un semplice studio odontoiatrico privato. La presenza infatti di un anestesista o di un rianimatore e di una farmacia sicuramente più fornita permette di far fronte più facilmente alle complicanze che si possono verificare in Paziente con “diabete scompensato”. La più grave ed urgente complicanza è sicuramente il “coma iperglicemico”.

 

Altre patologie generali conseguenti al diabete sono:

 

Malattie cardiovascolari (aterosclerosi e infarti)

 

Retinopatie

 

Nefropatie

 

Le patologie orali più frequenti sono:

 

Infezioni (candidosi, lichen planus)

 

Alterazioni salivari (xerostomia)

 

Alterazioni dentali (carie, necrosi pulpare)

 

Patologie della lingua

 

Non sono invece da classificare tra i rischi le eventuali emorragie e le allergie agli anestetici. Queste affermazioni nascono solo dalla scarsa conoscenza medica e da una ingiustificata paura di eventuali conseguenze legali.

 

Se il valore ematico della glicemia è inferiore o pari a 150 mg/dl il diabete viene definito “compensato”. Ciò significa che il Paziente segue correttamente la dieta alimentare ed assume correttamente i farmaci prescritti dal diabetologo. Il Paziente può essere quindi trattato chirurgicamente anche in uno studio odontoiatrico privato.

 

Ovviamente ci sono delle precauzioni da prendere anche nel caso di un Paziente con “diabete compensato”, prima e dopo il trattamento chirurgico.

Innanzitutto una profonda igiene professionale alcuni giorni prima dell’intervento chirurgico. E’ necessario poi rendere edotto il Paziente in merito all’igiene quotidiana che deve essere impeccabile non solo con i comuni spazzolini e dentifrici, bensì con l’uso di colluttori contenenti clorexidina, che ad oggi rappresenta l’unico vero contrasto alla flora batterica del cavo orale.

L’assunzione degli antibiotici seguendo scrupolosamente le ultime revisioni della letteratura in merito. L’attività antibatterica degli antibiotici è fondamentale per evitare l’insorgenza ed il diffondersi di un infezione a partenza dal sito chirurgico.

L’assunzione degli antiinfiammatori è importante per ridurre le infiammazioni (quelle preesistenti che richiedono la chirurgia e quelle dovute alla chirurgia stessa).

L’assunzione degli ansiolitici prima di un intervento chirurgico risulta importante perché l’ansia e la paura della chirurgia comportano una iperglicemia come risposta automatica. In un paziente non diabetico l’ansia e la paura non hanno conseguenze rilevanti ma in un diabetico potrebbe portare il livello della glicemia oltre la sogli di sicurezza.

L’uso di colluttori antibatterici (contenenti quindi clorexidina) pre e post chirurgici riducono di molto la flora batterica del cavo orale riducendo così la quantità di batteri in grado di “aggredire” il sito chirurgico.

In merito all’intervento chirurgico possono essere attuate ulteriori accortezze.

Per esempio, l’intervento dovrebbe essere programmato a metà mattinata, dopo la colazione e dopo l’assunzione dei farmaci prescritti.

 

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